Un'estate italiana

“...è ora che cessi una campagna gravemente destabilizzante sul piano istituzionale qual è quella volta a delegittimare il Presidente di un ramo del Parlamento e la stessa funzione essenziale che egli è chiamato ad assolvere per la continuità dell’attività legislativa.”

Una posizione rigorosa e corretta, ma mai espressa in precedenti analoghe situazioni relative a differenti “Rami” o figure delle Istituzioni. La manovra mira alla sostituzione dell’attuale Governo con un altro Governo, tecnico, di emergenza, di transizione, di larghe intese o come altro venga definito. Oppure mira al congelamento dell’azione del Governo costringendolo a subire una situazione di stallo originata dalla scissione nella sua maggioranza e a dibattersi nelle impossibili condizioni conseguenti. Tutte le ipotesi sono chiaramente lesive della volontà degli elettori che hanno determinato a suo tempo la maggioranza originale e contrarie all’interesse del Paese.

Nella confusione che si è determinata un personaggio come Montezemolo si fa proporre dai suoi servitori come “candidato” diretto o indiretto, come ipotetico “salvatore della patria”. Ruolo per il quale non ha la statura, non ha la storia personale, non ha la cultura, non ha la competenza politica, ma ha solo una immagine costruita dai media di servizio. Chi ricorda la sua storia giovanile a Torino e l’esperienza come presidente del COL 90, quando ebbe modo di apprendere le sue “competenze” amministrative, queste cose le sa bene.

Fini, forse un referente iniziale della manovra, perde credibilità per il brutto pasticcio monegasco. Berlusconi per molto tempo sembra non aver letto lo schema e ha raccolto la provocazione sistematica dei finiani, facendo il loro gioco. Dopo il pasticcio monegasco Fini viene abbandonato dagli sponsor iniziali che ritirano le garanzie, quelle che gli avevano dato il coraggio per l’iniziale rottura, e si trova oggi costretto a riconsiderare la sua strategia. Berlusconi, latore di un certo consenso della sua base, oggi forse sopravalutato, sembra ora aver capito lo schema iniziale e la svolta imposta dalla posizione di Napolitano, che lo ha ulteriormente isolato, e sembra orientato a una riflessione. Su tutta la complessa “figura” giocano poi le caratterialità dei diversi attori e la facinorosità di alcuni dei soggetti, sia della stampa, sia della politica che dell’impresa.

Questo avviene mentre l’Italia sta attraversando una fase delicata della lunga crisi finanziaria globale: una fase che richiederebbe unità di intenti, chiarezza strategica, fermezza nelle decisioni, interventi forti per assistere il rilancio industriale e degli investimenti, rifondazione delle dinamiche finanziarie e fiscali dello Stato, e molte altre fondamentali iniziative di riforma: giustizia, educazione, welfare…

Gli elettori Italiani, di fronte a questo scenario del tutto nuovo, hanno chiaramente il diritto di esprimere la loro opinione sull’operato del Governo, sull’operato dei diversi attori della maggioranza a suo tempo votata, sull’operato dell’opposizione.

*L'immagine è tratta da "Il Cannocchiale"