Il Museo Campano di Capua

Il Museo campano, ebbe origine dall'esigenza, sempre più evidente, di conservare monumenti ed oggetti dell'antichità appartenenti alla Terra di Lavoro. La sua fondazione fu decretata nel 1869. La sede prescelta per accogliere le più fulgide memorie della Regione, fu la città di Capua. Il Museo fu aperto al pubblico nel 1874. Successivamente (nel 1933) fu necessario un riordinamento delle innumerevoli collezioni, curato dal prof. Amedeo Maiuri che lo definì simbolo della civiltà italica. Il 9 settembre del 1943, l'edificio che ospitava il Museo subì gravi danni a causa di un violento bombardamento aereo alleato che causò la distruzione numerosi edifici. Tutte le collezioni, furono però messe al riparo dal Direttore Luigi Garofano Venosta, già prima che avvenisse il triste evento. Nel 1945 ebbe inizio la ristrutturazione dell'edificio, portata a termine nel 1956. Furono inoltre risistemate le varie sale con i relativi reperti e fu così che il Museo Campano riacquistò una nuova e più funzionale immagine, presentandosi con una divisione nei due reparti Archeologico e Medioevale, con all'interno la più cospicua biblioteca di Terra di Lavoro (72.000 volumi), 32 sale di esposizione, tre cortili ed un ampio giardino.
 
Il Museo possiede, tra le altre, una sezione archeologica con il lapidario Mommsen, la più ricca raccolta di epigrafi dell’agro campano, dopo quella del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, e la collezione delle “Madri”, statue in tufo del periodo tra il VI e il II sec. a.C.,  che riproducono quasi tutte una figura femminile seduta con un bambino in braccio.